

59. Il significato politico del new deal.

Da: G. Mammarella, L'America da Roosevelt a Reagan. Storia degli
Stati Uniti dal 1939 ad oggi, Laterza, Bari, 1986.

Nel 1939, dieci anni dopo il crollo della borsa di New York,
l'economia americana, afferma nel seguente passo lo storico
italiano Giuseppe Mammarella, si trovava ancora in uno stato di
convalescenza. Gli indicatori economici, infatti, non sembravano
testimoniare un grande progresso; al di l dei risultati
quantitativi, per,  il progetto rooseveltiano produsse una svolta
di enorme portata politica: lo stato, che, secondo il modello del
liberalismo ottocentesco, aveva sino ad allora svolto
prevalentemente il ruolo di garante dell'ordine e della sicurezza
personale dei cittadini, assumeva nuove funzioni sociali,
ponendosi come mediatore fra gli interessi della iniziativa
privata e dei bisogni della collettivit.


Nel '39, nonostante gli sforzi di un decennio, le ferite provocate
dalla crisi erano ancora aperte. La fase pi virulenta era stata
superata, ma l'economia del paese si trovava ancora in stato di
convalescenza; il timore di ricadute era diffuso e il ritorno alla
situazione precedente la crisi appariva lontano e problematico.
Uscita da una esperienza che l'aveva profondamente scossa, la
nazione si interrogava sul proprio futuro in un clima
caratterizzato dall'incertezza e dall'attesa di qualche
avvenimento risolutivo, ma per il momento imprevedibile. E
tuttavia, nonostante il permanere di una condizione di precariet,
il lavoro compiuto era stato di dimensioni eccezionali per un
paese come l'America, la cui filosofia pubblica aveva sempre
lasciato le grandi trasformazioni sociali ed economiche a processi
spontanei e all'iniziativa degli individui piuttosto che a quella
dei governi.
L'importanza degli impegni assunti e dei risultati conseguiti non
appare sempre evidente dall'analisi delle cifre. Il prodotto
nazionale lordo, che nel '29 aveva raggiunto i 104 miliardi di
dollari ed era sceso a 56 nel 1933, anno in cui la crisi toccava
il fondo, era risalito nel 1939 a soli 91 miliardi, mentre i
redditi personali erano scesi da 85,8 nel 1929 a 72,9 nel 1939,
anche se nel frattempo la popolazione era cresciuta di ben
9.000.000 di unit. I disoccupati - che nel 1929 erano solo un
milione e mezzo, pari al 3,2% dei totale della forza lavoro, e che
nel '33 erano saliti a 12 milioni, raggiungendo la disastrosa
percentuale del 25% - erano, nel 1939, ancora a livelli di
emergenza: 9.480.000, pari al 17,2%. Per di pi non esistevano n
programmi n prospettive favorevoli al loro assorbimento e le pi
ottimistiche previsioni indicavano un livello permanente di 5
milioni di disoccupati. L'America aveva cessato di essere
l'Eldorado per milioni di individui che aspiravano a stabilircisi;
nel 1931, per la prima volta nella sua storia, le partenze
superarono gli arrivi e in tutto il decennio 1931-41 il totale
degli immigrati raggiunse solo i 524.431 rispetto ai pi di
quattro milioni del decennio precedente, e ci nonostante
l'afflusso dei transfughi dalle persecuzioni razziali naziste.
Il dato che pi chiaramente indicava le dimensioni degli sforzi
fatti per fronteggiare la depressione era quello relativo alle
spese del governo federale, che da un totale di 3127 dollari nel
1929 erano salite a quasi nove miliardi nel 1939; di esse, quasi
il 40% era destinato a coprire uscite che direttamente o
indirettamente rientravano nella categoria delle spese sociali,
virtualmente inesistenti prima della grande crisi, se si escludono
le pensioni pagate agli ex-combattenti. Nel 1939 un americano su 5
riceveva una qualche forma d'aiuto governativo e dal '34, anno
successivo all'arrivo di Roosevelt alla Casa Bianca, fino al '39,
una percentuale della spesa federale oscillante tra il 60% e 1'80%
del totale era stata destinata a finanziare misure dirette a
combattere la recessione. La gestione di tutti questi programmi
aveva richiesto una eccezionale dilatazione delle strutture del
governo federale: negli anni della crisi la burocrazia federale
cresceva da 588.000 unit (1931) a 1.370.000 (1941).
La svolta storica compiuta dall'America durante le due prime
presidenze Roosevelt (1932-1940) sta in queste cifre. Esse
indicano un cambiamento rivoluzionario - la vera e l'unica
rivoluzione che avverr in America in quegli anni - nel ruolo
dello Stato federale che, da garante dell'ordine e della sicurezza
personale dei cittadini secondo l'etica del liberalismo
ottocentesco, assumeva per la prima volta nella storia americana
nuove funzioni sociali, interveniva nella realt economica del
paese, tentava di indurre gli operatori privati a programmare la
produzione, si trasformava in datore di lavoro, e si impegnava ad
operare una ridistribuzione della ricchezza per salvare dal
bisogno e dall'inedia milioni di cittadini. Questa nuova filosofia
dello Stato si rifletteva nel programma del New Deal, il nuovo
patto sociale, proposto da F. D. Roosevelt agli americani.
